S
ono trascorsi undici anni dalla sua fondazione, e ora si è deciso un profondo e convinto rilancio della Clape - Friûl dal Mont. Vogliamo certamente riconfermare tutte le motivazioni che hanno portato alcuni amici a dare vita nel marzo del 1996 a questa nuova Associazione e innanzitutto vogliamo riaffermare la convinta adesione all’Ente Friuli nel Mondo con il quale vanno ricercate nuove strategie per una collaborazione che porti benefici reciproci.

Nella
Clape vogliamo raccogliere quelle persone che sono dovute partire dal Friuli per emigrare in altre Città, in altre Regioni, in altri Stati di tutti i Continenti, adattandosi e integrandosi con altre culture e lingue, per poi scegliere, in libertà o forzatamente, di rientrare nel “ loro Friuli”, molto spesso rincominciando con un nuovo lavoro, in un paese diverso da quello di origine, ancora alla ricerca di una propria identità culturale e linguistica.
Questa esperienza ci pone in una condizione di particolare considerazione:
- noi sappiamo quali traversie si debbano superare per il reinserimento in questo Paese estremamente burocratico che obbliga a produrre carte e ad effettuare corse e code negli uffici più disparati per farci comprendere di essere finalmente a casa propria.
Noi dovremo aiutare quanti vorranno o dovranno rientrare in Friuli nel futuro.
- noi rappresentiamo un vero ponte verso migliaia di emigranti che ancora vivono fuori dal Friuli: parenti e amici, intere comunità che abbiamo lasciato nei paesi dove siamo stati emigrati.

E questo ponte non può e non deve interrompersi: con ognuna di queste persone noi dobbiamo trovare opportunità di dialogo, di solidarietà, di fraternità, perchè anche loro sono “Friuli“ pur trovandosi isolati in remote località del Mondo.

Raddoppiare i friulani, anche tramite un milione di “virtuali” emigrati potrebbe già essere significativo al raggiungimento delle nostre tesi sulla friulanità rafforzando non solo l’aspetto culturale, ma portandoci in dote anche tutte le conoscenze e le esperienze tecnologiche, professionali, artistiche e umane che solo con il contatto con altre civiltà e culture può determinare.

Essere friulani nell’anima, anche se di cultura diversa come la slovena o tedesca, rappresenterà un obbiettivo che privilegeremo sempre, in Friuli come in ogni luogo ove siano arrivate le nostre genti, in particolare lavoreremo per le nuove generazioni e per tutti coloro che non hanno avuto l’opportunità di conoscere il Friuli: potrebbero essere una bella “scoperta", sopratutto se questi emigranti sono isolati, lontani da altri friulani organizzati in club.
E le sorprese, ce lo auguriamo, potrebbero essere reciproche: dare, ma anche ricevere da questi “nuovi” friulani prospettive diverse nella cultura, nella economia e nei sentimenti.